Gran Zebrù

Gran Zebrù  3.851 metri

Saliti dalla via normale PD  4,55 ore

Dislivello 1.700 mt in giornata dal parcheggio dei Forni di Santa Caterina

Visto l’inverno atipico e povero di neve era nei programmi un’uscita in quota un poco più impegnativa del mio solito, prima di Natale.
Parto quindi con Ivan da Bellano alle 445 e dopo 2 ore siamo a Santa Caterina Valfurva, la strada verso i Forni sarebbe chiusa, ma con 4×4 e gomme da neve arriviamo al posteggio sommitale senza grossi problemi, per fortuna qua non sembra aver nevicato.
Ci incamminiamo alle 7, con le lampade frontali, la temperatura è fresca, a tratti c’è ghiaccio, sempre aggirabile senza ramponi.
Arriviamo al Pizzini in un’ora e venti, dai che forse si apre il cielo…
Proseguiamo dritti senza fermarci, inizia la neve e c’è una buona traccia, il Gran Zebrù decide di farsi vedere, è infuocato! Il ghiacciaio che inizia a circa 3000 metri.
A 3200 metri circa arriviamo all’inizio del collo di Bottiglia, è un celebre canale a imbuto, piuttosto ripido 40° che conduce al passo della Bottiglia.
Lasciamo i bastoncini e prendiamo le picche, in foto si vedono 2 alpinisti che stanno già scendendo. Loro sono partiti dall’invernale del rif. Pizzini salendo il canale delle Pale Rosse, ci rassicurano sulle condizioni.
Nel collo di Bottiglia la pendenza aumenta, però c’è una buona traccia e la neve tiene che una meraviglia.
Siamo ormai al passo della Bottiglia metri 3500, sono passate 3 ore e mezza dalla partenza stiamo salendo bene.
Dopo il passo inizia la parte più difficile della salita, c’è un lungo traverso un po’ esposto e lo strappo finale che ci porterà in cresta.
La vista della croce mi rinfranca, sono parecchio stanco e mi devo fermare ogni 2 passi per la quota.
La neve è ottima, marmorea in alcuni punti ma mai ghiacciata, meglio così, non riteniamo necessario progredire in cordata.
Il tratto finale che conduce alla cresta è davvero ripido, direi 50 gradi; come arrivo sulla cresta vengo travolto da un forte vento da Nord, torno giù qualche metro e mi metto l’antivento.
Sbucato sulla nevosa cresta mi compare l’Ortles, pianto la picca ogni due passi, la parete Nord non scherza…
In breve arrivo in cima, passando prima per la baracca della I guerra Mondiale rinvenuta dopo la recente caduta della “meringa”.
In vetta dopo 4,55 ore, gioia immensa.
Purtroppo il forte vento e il freddo non ci fanno godere la cima. Il tempo di una foto e si scende subito.
La discesa verso il passo della Bottiglia è delicata, la faremo tutta faccia a monte con molta attenzione… Sono di grande comodità le due picche qua…
Su alcune roccette sono stati messi dei cordini per le calate, vista la qualità della neve ci sembrano superflui.
Al passo della Bottiglia potremo finalmente fermarci per pranzare e bere, sappiamo che la restante parte della discesa, seppur da non sottovalutare, sarà più semplice.
Scendiamo il collo di Bottiglia faccia a valle, superiamo il ghiacciaio e proseguiamo verso il Pizzini.
Alle 16 saremo di nuovo ai Forni all’auto.

Che dire salita magnifica impreziosita dal fatto di averla fatta in inverno (seppur con innevamento di inizio estate), le condizioni il 24 dicembre erano perfette, la salita in giornata è lunga ma fattibile, ampiamente ripagata dalla soddisfazione di essere arrivati in cima.
Sicuramente una delle più belle salite del 2015, al pari del Castore.